L come “L’Arminuta.” (o D come Donatella Di Pietrantonio)

l'arminutaL’Arminuta, come la chiamano in paese, è la ritornata, è quella che un giorno qualunque si ritrova, con una valigia in mano e una sacca che contiene le sue scarpe, a salire le scale di una casa che non conosce, a rientrare nella vita della sua famiglia di origine, una famiglia che lei non ha mai vissuto, in cui si sente estranea, allontanata quando aveva solo sei mesi, e adesso rifiutata, restituita al mittente, senza capire perché, dai genitori che l’hanno cresciuta. Un pacco, spostato a piacimento, come se fosse semplice ritrovarsi, di punto in bianco, a non avere più riferimenti, a non sapere più chi sia la madre, chi sia il padre, che tipo di vita debba condurre d’ora in poi. Continua a leggere

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A come “Ancóra.” (o H come Hakan Günday)

ancora_webQuesto romanzo è un pugno allo stomaco, anzi, una serie di pugni allo stomaco, pagina dopo pagina, fino alla 489esima.

Siamo in Turchia, paese ponte tra l’Oriente e l’Occidente, da cui transita qualsiasi merce illegale, nel caso di questa storia parliamo di uomini, carne umana. Continua a leggere

M come “Mi chiamo Lucy Barton.” (o E come Elizabeth Strout)

_mi-chiamo-lucy-barton-1458430604Dalla sua stanza di un ospedale di New York, alla cui finestra si staglia l’elegante profilo del Chrysler che, con le sue luci notturne, le fa compagnia, Lucy Barton, ricoverata per diverse settimane, trascorre cinque giorni con la madre. La trova lì, ai piedi del letto, una mattina. Una sorpresa inaspettata, dopo tanti anni. Continua a leggere

L come “La Madonna dei mandarini”. (o A come Antonella Cilento) #ibc16 n° 4

cover_CILENTOLa vicenda si svolge a Napoli, dove Statine, un venticinquenne con il colesterolo alto e una punta di diabete, al terzo anno di medicina e convivente con l’anziana nonna malata, per racimolare qualche soldo, fa il volontario presso un’associazione che aiuta bambini disabili e ragazze madri, grazie ai proventi elargiti con “sincera generosità” da don Cuccurullo, parroco fin troppo moderno e sensibile al fascino della gloria. Anche piuttosto losco e viscido, a dirla tutta. Continua a leggere

A come “A con Zeta”. (o H come Hakan Günday)

a con zetaDerdâ e Derda.

Lei ha 11 anni, non ha un padre, scomparso nel nulla subito dopo la sua nascita, la madre le fa abbandonare la scuola e la dà in sposa ad un uomo che la porta via dalla sua terra, la Turchia, per seguirlo a Londra. Un marito spietato e crudele che la maltratta e la umilia per i successivi 5 anni. 5 anni durante i quali Derdâ non esce nemmeno di casa, non impara una parola di inglese, non sa cosa sia il mondo fuori dalla sua finestra.

Lui vive ad Istanbul, in una baracca costruita a ridosso del muro di cinta del cimitero, dove si guadagna la cena lucidando le tombe. Il padre è in prigione, la madre muore a causa di una grave malattia. Rimasto solo, per non rischiare di finire in orfanotrofio, è necessario prendere in mano le sorti della propria vita. Non è il momento di piangere, ma di agire con lucidità. Continua a leggere