L come “La più amata.” (o T come Teresa Ciabatti)

1496129834275.jpgTeresa Ciabatti è la figlia, la gioia, l’orgoglio, l’amore del Professore Lorenzo Ciabatti, primario dell’ospedale di Orbetello, medico di grande fama nazionale e internazionale, formatosi molto giovane in America, talentuoso e modesto, un benefattore, un santo, dice qualcuno. Amato e temuto da tutti, Teresa è la sua figlia adorata, speciale, viziata, cresciuta tra agi smisurati, in case maestose come pochi potevano permettersi allora. In Versilia, in quegli anni, quasi nessuno era proprietario di un’immensa villa con piscina, forse solo gli Agnelli. E Lorenzo Ciabatti. Continua a leggere

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L come “L’Arminuta.” (o D come Donatella Di Pietrantonio)

l'arminutaL’Arminuta, come la chiamano in paese, è la ritornata, è quella che un giorno qualunque si ritrova, con una valigia in mano e una sacca che contiene le sue scarpe, a salire le scale di una casa che non conosce, a rientrare nella vita della sua famiglia di origine, una famiglia che lei non ha mai vissuto, in cui si sente estranea, allontanata quando aveva solo sei mesi, e adesso rifiutata, restituita al mittente, senza capire perché, dai genitori che l’hanno cresciuta. Un pacco, spostato a piacimento, come se fosse semplice ritrovarsi, di punto in bianco, a non avere più riferimenti, a non sapere più chi sia la madre, chi sia il padre, che tipo di vita debba condurre d’ora in poi. Continua a leggere

L come “Le nostre anime di notte.” (o K come Kent Haruf)

HARUFDue anime sole che si prendono cura l’una dell’altra perché “non è mai troppo tardi per essere felici”.

Siamo ancora a Holt, un luogo ormai familiare, e, ancora una volta, Haruf ci fa incontrare personaggi ai quali poi si finisce per voler bene, per affezionarsi.

Un giorno qualunque, Addie Moore, ormai vedova da diversi anni, si ferma a casa di Louis Waters, anche lui rimasto solo da tempo, e gli propone, così, senza troppi giri di parole, di passare le notti insieme, per parlare, per farsi compagnia, per stare bene. Continua a leggere

C come “Crepuscolo.” (o K come Kent Haruf)

Cop-Crepuscolo-webLa vita dei fratelli McPheron e quella di Victoria Roubideaux e della piccola Katie diventa un tutt’uno, imparano a volersi bene, fanno famiglia, si prendono cura gli uni degli altri, stanno finalmente bene e si mancano l’un l’altro quando Victoria parte per l’università, portando con sé la bambina. Si vedranno ugualmente, durante le feste, e si sentono spesso al telefono, ma si mancano tremendamente e se lo dicono, hanno imparato, tutti, a dirsi le cose, ad esprimere sentimenti ai quali forse non erano nemmeno abituati. Continua a leggere

C come “Canto della pianura.” (o K come Kent Haruf)

pliainsongAvevo chiuso “Benedizione” esattamente un anno fa, con gli occhi gonfi di lacrime. E ad un anno esatto (una pura coincidenza, giuro), chiudo questo “Plainsong” con la voglia di andare avanti, di portare a termine questa trilogia, riprendendo anche, di nuovo, quel primo che in realtà è il terzo.

Certo che la scrittura di Haruf è come una magia… Le pagine hanno il potere di trasportarti proprio là, di sentire il caldo, il freddo, il vento che soffia, l’odore del bestiame, la polvere in gola, il dolore fisico e anche quello dell’anima, la vita e l’amore, in tutte le sue forme. Continua a leggere