V come “Ventiquattro secondi”. (o S come Simone Marcuzzi) #ibc16 n° 10

ventiquattro secondiAutobiografia del primo italiano a giocare in NBA. E poco importa se io ho capito solo verso la fine che si tratta di un personaggio inventato. Giuro.

Vittoriano Cicuttini vive ad Ipplis, vicino a Cividale del Friuli, con il padre, nella vecchia casa dei nonni. Di notte ascolta i muri della sua stanza per sentire la voce della mamma, perché lui non sa dove sia, non ha idea di dove l’abbiano messa, sa solo che tutti i suoi compagni ne hanno una e lui no. Continua a leggere

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V come “Vangelo Yankee”. (o N come Nicolò Gianelli)

VANGELO YANKEEE alla fine sono partita. Sono partita con Nicolò per questo viaggio che è stato lunghissimo, in termini di miglia percorse ed emozioni vissute, e brevissimo perché aveva ragione Angela, la sua mamma, quando mi ha detto che questo è un libro che, quando lo cominci, poi non lo molli fino alla fine. Anzi, fino all’inizio. Perché Vangelo Yankee è un viaggio che comincia dalla fine e forse è anche questo che ti spinge ad andare avanti, cioè, a tornare indietro, per scoprire cosa è successo prima, per arrivare a quel Kristof Katrakowsky Kazachenko che riempie queste pagine. Perché Vangelo Yankee NON E’ un diario di viaggio, ma pezzi di vita che si fondono l’uno nell’altro a costruire una storia unica nella quale i protagonisti (Nicolò e i suoi tre amici, con i quali ha davvero fatto questo viaggio) non sono più i protagonisti della storia stessa, ma fanno da sfondo ad un quadro in cui tutti i personaggi che incontri ad ogni capitolo diventano le vere figure principali. Continua a leggere

B come “Benedizione”. (o K come Kent Haruf)

benedizioneSiamo in Colorado, a Holt, un paese torrido e polveroso, dove la pioggia è tanto rara quanto dirompente. Dad Lewis si prepara a vivere la sua ultima estate: ha un tumore e gli è rimasto poco tempo. L’amore incondizionato di Mary, sua moglie, e di Lorraine, sua figlia, lo aiuterà ad arrivare fino in fondo, ad alleviare le sofferenze fisiche, ma, forse, non sarà sufficiente ad alleviare le sofferenze del cuore, perché è un brav’uomo, Dad Lewis, stimato da tutta la comunità, è stato un bravo marito, un buon padre e un buon datore di lavoro, ma ci sono alcune cose del suo passato che forse sarebbero potute andare diversamente. Continua a leggere

L come “La maga delle spezie.” (o C come Chitra Banerjee Divakaruni)

l_cover_maga_spezie1E’ la storia di Tilo, diminutivo di Tilottama, il cui significato è “semi di sesamo bruciati dal sole”. Tilo è la maga delle spezie, è stata destinata alle spezie, per sempre, dalla Grande Madre. Fuggita dall’India, dal suo villaggio di origine, a causa di una terribile devastazione di cui forse ne è lei stessa la causa, lei che da sempre racchiude in sé ignoti poteri e una grande forza, Tilo accetta il destino che le è stato riservato, anzi, lo brama, sentendo che nessuno al mondo, meglio di lei, potrebbe detenere tutta quella conoscenza e tutta la magia racchiusa in ciascuna spezia. Continua a leggere

T come “Trilobiti”. (o B come Breece D’J Pancake)

trilobitiTutti a dire, tutti a parlare su questo libro, mettendogli addosso una responsabilità fuori misura.

Ve ne dico un po’, le trovate tutte in prima pagina: “Un giovane scrittore di talento così straordinario che si è tentati di paragonare il suo debutto a quello di Hemingway” – Joyce Carol Oates, che mi piace tanto, lei; “E’ il mio scrittore preferito” – Tom Waits, embé?; “Su Breece D’J Pancake ti do la mia parola d’onore che si tratta semplicemente del più grande scrittore, dello scrittore più sincero che io abbia mai letto” – Kurt Vonnegut, non lo sopporto Vonnegut, non mi piace, per niente, però sulla sincerità aveva ragione; “Ha incantato critici e lettori con il suo stile vicino a Faulkner.” – Corriere della Sera, bé allora…; eccetera, eccetera. Continua a leggere