“Mia madre è un fiume.” (Donatella Di Pietrantonio)

mia-madre-fiume-10-righe-dai-libriLa cosa che mi piace tanto della scrittura di Donatella Di Pietrantonio, che mi ha fatto innamorare de “L’Arminuta” e poi anche di questo libro, è la delicatezza con cui scrive di cose dure e dolorose. Questo raccontare che è quasi un sussurrare pacato, come per metterti a parte di segreti inenarrabili, che si svelano con dolcezza e, nello stesso tempo, come una stilettata. Continua a leggere

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L come “Le cose che esistono.” (o S come Salvatore Azzarello)

le-cose-che-esistonoLa Sicilia, quest’isola antica ed eterna, che a raccontarla non si finisce mai, che cambia e rimane sempre la stessa, che brucia sotto il sole rovente e accoglie come le braccia di una madre. La Sicilia, questo posto da dove si va via, e non la si trova più da nessuna parte. Questo posto, dove si vuol tornare, ma poi il dolore si trasforma in altro, i ricordi confondono, il tempo si prende le cose. Continua a leggere

S come “Shaboo.” (o G come Gianluca Ferraris)

SHABOOA Milano, la Presunta Metropoli, stretta nella morsa del caldo estivo, il giornalista free lance, un po’ tossico e piuttosto incasinato, Gabriele Sarfatti è  alle prese con un’altra indagine: una nuova droga è arrivata in città, costa poco ed è molto pericolosa, lascia diverse vittime dietro di sé e nemmeno chi la spaccia si sente al sicuro. Continua a leggere

L come “La ferrovia sotterranea.” (o C come Colson Whitehead)

COLSONAttraverso una rete clandestina, costruita nel corso degli anni dalle braccia coraggiose degli antischiavisti, decisi a strappare sempre più vittime dalle mani violente dei proprietari delle piantagioni del sud, si diramano le speranze di coloro che corrono il rischio e scelgono di rincorrere la libertà, anche solo per poche ore, o pochi giorni, con la consapevolezza che la cattura dei fuggiaschi segnerà un destino ancora più crudele di quello già scritto. Continua a leggere

I come “Il mare dove non si tocca.” (o F come Fabio Genovesi)

GENOVESIFabio, sei anni, è l’unico bambino della famiglia Mancini. Ha due genitori, come tutti gli altri, una nonna, e tanti nonni, perché il suo nonno Arolando, che purtroppo non c’è più, aveva tanti fratelli, uomini invecchiati soli e anche po’ matti, che lo crescono come se fossero i suoi nonni, anche se lui, dopo il primo giorno di scuola, dopo aver scoperto che al mondo esistevano anche bambini come lui, della sua età, che però di nonni ne avevano al massimo tre o quattro, tornando a casa dice loro che d’ora in poi li chiamerà zii, ma loro, figuriamoci… Continua a leggere