L come “La ferrovia sotterranea.” (o C come Colson Whitehead)

COLSONAttraverso una rete clandestina, costruita nel corso degli anni dalle braccia coraggiose degli antischiavisti, decisi a strappare sempre più vittime dalle mani violente dei proprietari delle piantagioni del sud, si diramano le speranze di coloro che corrono il rischio e scelgono di rincorrere la libertà, anche solo per poche ore, o pochi giorni, con la consapevolezza che la cattura dei fuggiaschi segnerà un destino ancora più crudele di quello già scritto. Continua a leggere

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L come “Le cose che non facciamo.” (o A come Andrés Neuman)

sur44_neuman_lecosechenonfacciamo_coverAndrés Neuman è uno scrittore di cui mi sono innamorata sette, otto volte, ascoltandolo parlare, durante la presentazione di “Le cose che non facciamo”, martedì scorso nella libreria “Il Mio Libro”, la #scatolalilla di Cristina.

Coinvolgente, simpatico, caloroso, ha immediatamente accorciato le distanze con tutti, creando quell’atmosfera che è “casa”, che è “famiglia”, che è “continua pure a parlare per ore e ore, tanto io non ho altro da fare che ascoltarti rapita, anzi, encantada“. Continua a leggere

N come “Nessuno scompare davvero”. (0 C come Catherine Lacey) #ibc16 n° 2

NESSUNO SCOMPARE DAVVERODovessi raccontare a qualcuno questo libro in poche parole, così, di pancia, direi solo che Elyria, ad un certo punto, non ce la fa più, quindi, niente, prende e molla tutto. Parte così, verso la Nuova Zelanda, abbandonando la sua ordinaria e comoda vita, un lavoro sicuro, un matrimonio “normale”, un appartamento a New York , senza un motivo apparente, e se ne va alla ricerca di…di niente…ha solo voglia di starsene un po’ in pace, da sola, di non dover per forza parlare, fare, sbrigare cose con qualcuno, per qualcuno. Niente. Della serie “lasciatemi in pace, non chiedo altro”, “mollatemi”. Continua a leggere

C come “Carne viva”. (o M come Merritt Tierce)

CARNEE’ talmente viva, nuda, scorticata e dolorante, la carne di Carne Viva, che te la senti addosso, ti brucia sulla pelle, centimetro dopo centimetro. Senti il dolore delle ferite, dentro e fuori, la senti marchiata a fuoco, senti l’odore della stanchezza, la sensazione di inadeguatezza, senti la “botta” salire e scendere. Senti in bocca il sapore di una vita vissuta al limite tra l’eccesso di scrupolo, il tentativo quasi maniacale di tenere sotto controllo ciò che è fuori e il totale sfascio di sé, quella certezza di essere talmente fuori posto da doversi autodistruggere a tutti i costi. Continua a leggere