U come “Una storia nera.” (o A come Antonella Lattanzi)

lattanziL’amore malato che lega Vito e Carla, che tiene unita la famiglia, che genera tre figli, nonostante la gelosia di Vito sfoci continuamente in violenza, arriva ad un certo punto al culmine e Carla trova il coraggio per mettere fine a tanti anni di violenza. Il compleanno della piccola Mara è l’occasione per riunire, per una volta, e dopo tanto tempo, la famiglia. La bambina desidera festeggiare anche con il papà e anche Carla, in fondo, ha voglia di rivedere Vito, è stato l’amore della sua vita, da quando era una bambina, e, nonostante tutto, lo sarà per sempre. Continua a leggere

Annunci

L come “La più amata.” (o T come Teresa Ciabatti)

1496129834275.jpgTeresa Ciabatti è la figlia, la gioia, l’orgoglio, l’amore del Professore Lorenzo Ciabatti, primario dell’ospedale di Orbetello, medico di grande fama nazionale e internazionale, formatosi molto giovane in America, talentuoso e modesto, un benefattore, un santo, dice qualcuno. Amato e temuto da tutti, Teresa è la sua figlia adorata, speciale, viziata, cresciuta tra agi smisurati, in case maestose come pochi potevano permettersi allora. In Versilia, in quegli anni, quasi nessuno era proprietario di un’immensa villa con piscina, forse solo gli Agnelli. E Lorenzo Ciabatti. Continua a leggere

L come “La Locanda dell’Ultima Solitudine.” (o A come Alessandro Barbaglia)

BARBAGLIAC’è la mia Liguria, in questo romanzo che è poesia. E c’è il lago d’Orta, che è nella giovinezza di mio papà. E a sentire leggere questa storia, con la voce dell’autore, un po’ di giorni fa, in diretta FaceBook dalla #scatolalilla, io mi sono quasi innamorata.

Perché a sentir narrare storie che raccontano di fiori da accordare, della menta che dice le bugie, di un paese che si chiama Bisogno, del vento, del mare, di una nave mancata che è nata Locanda, di un giardino dell’Eden a forma di spirale, dove crescono novantasette piante diverse, (quasi) tutte quelle citate nella Bibbia, di una cane che si chiama “Vieniqui” Continua a leggere

L come “La campana di vetro.” (o S come Sylvia Plath)

plathUn momento brillante, vissuto a New York, grazie ad una borsa di studio per lavorare in una rivista di moda, si trasforma, per Esther Greenwood, in un salto nel vuoto, come la fine che fanno tutti suoi vestiti, la sera in cui lei stessa li lancia fuori dalla finestra dell’ultimo piano dell’albergo.

Il ritorno alla provincia per la pausa estiva, il senso di irrisolto, l’incapacità di decidere del suo futuro, la sensazione di sentirsi “come un cavallo da corsa senza pista” nell’America galoppante degli anni Cinquanta, Continua a leggere

L come “La Ragazza Tatuata”. (o J come Joyce Carol Oates)

SIS OATES_la ragazza_01.inddChe cosa si può dire di un libro che non lo molli dalla prima all’ultima pagina? 355 pagine che ti scivolano via senza dover nemmeno respirare? Non ho ancora capito che tipo di scrittrice sia la Oates e forse non lo capirò mai, so solo che è il suo terzo libro che leggo e, completamente diverso dagli altri due, così come gli altri due sono completamente diversi tra loro, probabilmente ciò che hanno in comune è proprio questo: la capacità dell’autrice di tenerti incollato lì, senza possibilità di scelta. Sto farneticando. E’ solo che l’ho appena finito e sono in quella fase lì, di quando finisci un libro, e te ne stai a fissare il vuoto, ad assorbire la vita di quelle pagine, inevitabilmente.

Le ferite, che siano ereditate nell’anima, o portate addosso come monito di una vita che non hai mai capito abbastanza, quelle ferite accomunano la gente, ti fanno attirare gente ferita, gente che ti trovi a non capire, ad odiare, poi ad amare, poi a non poterne fare a meno.  Continua a leggere