L come “La Locanda dell’Ultima Solitudine.” (o A come Alessandro Barbaglia)

BARBAGLIAC’è la mia Liguria, in questo romanzo che è poesia. E c’è il lago d’Orta, che è nella giovinezza di mio papà. E a sentire leggere questa storia, con la voce dell’autore, un po’ di giorni fa, in diretta FaceBook dalla #scatolalilla, io mi sono quasi innamorata.

Perché a sentir narrare storie che raccontano di fiori da accordare, della menta che dice le bugie, di un paese che si chiama Bisogno, del vento, del mare, di una nave mancata che è nata Locanda, di un giardino dell’Eden a forma di spirale, dove crescono novantasette piante diverse, (quasi) tutte quelle citate nella Bibbia, di una cane che si chiama “Vieniqui” Continua a leggere

L come “La campana di vetro.” (o S come Sylvia Plath)

plathUn momento brillante, vissuto a New York, grazie ad una borsa di studio per lavorare in una rivista di moda, si trasforma, per Esther Greenwood, in un salto nel vuoto, come la fine che fanno tutti suoi vestiti, la sera in cui lei stessa li lancia fuori dalla finestra dell’ultimo piano dell’albergo.

Il ritorno alla provincia per la pausa estiva, il senso di irrisolto, l’incapacità di decidere del suo futuro, la sensazione di sentirsi “come un cavallo da corsa senza pista” nell’America galoppante degli anni Cinquanta, Continua a leggere

L come “La Ragazza Tatuata”. (o J come Joyce Carol Oates)

SIS OATES_la ragazza_01.inddChe cosa si può dire di un libro che non lo molli dalla prima all’ultima pagina? 355 pagine che ti scivolano via senza dover nemmeno respirare? Non ho ancora capito che tipo di scrittrice sia la Oates e forse non lo capirò mai, so solo che è il suo terzo libro che leggo e, completamente diverso dagli altri due, così come gli altri due sono completamente diversi tra loro, probabilmente ciò che hanno in comune è proprio questo: la capacità dell’autrice di tenerti incollato lì, senza possibilità di scelta. Sto farneticando. E’ solo che l’ho appena finito e sono in quella fase lì, di quando finisci un libro, e te ne stai a fissare il vuoto, ad assorbire la vita di quelle pagine, inevitabilmente.

Le ferite, che siano ereditate nell’anima, o portate addosso come monito di una vita che non hai mai capito abbastanza, quelle ferite accomunano la gente, ti fanno attirare gente ferita, gente che ti trovi a non capire, ad odiare, poi ad amare, poi a non poterne fare a meno.  Continua a leggere

D come “Due biondi pieni di rabbia.” (o T come T Cooper)

due biondi pieni di rabbiaEsther ed Hersh Lipshitz hanno quattro figli, sono ebrei e vivono in Russia. Sono i primi anni del 1900, siamo in pieno antisemitismo, la persecuzione contro gli ebrei sta raggiungendo livelli incontrollabili. Così, la famiglia Lipshitz decide di fuggire, di cercare pace, serenità e un futuro migliore nella gloriosa America, cercando di raggiungere Agi, il fratello di Esther, che, dopo aver perso moglie e figlia in seguito alle azioni violente antisemite nel suo paese in Russia, parte e si trasferisce in Texas, dove conosce una nuova compagna e sembra che, finalmente, possa lasciarsi tutto il dolore alle spalle e vivere serenamente fino alla fine dei suoi giorni. Continua a leggere

S come “Sulla strada.” (o J come Jack Kerouac)

sulla strada

“Cos’è quella sensazione che si prova quando ci si allontana in macchina dalle persone e le si vede recedere nella pianura fino a diventare macchioline e disperdersi? E’ il mondo troppo grande che ci sovrasta, è l’addio. Ma intanto ci si proietta in avanti verso una nuova folle avventura sotto il cielo.”

Non è che si possa dire molto di questo libro. Non più di quanto sia già stato detto e ridetto in tutti questi anni.

Non è un libro da relax, ecco, non è una storia che ti fa prender fiato. Non si ferma mai. E una volta che ci salti su non puoi più scendere, basta, sei in corsa, e devi andare e andare, con l’ansia e l’impazienza di vedere che cosa accade dopo. E in certi momenti ti senti stanco, perchè hai la sensazione che i protagonisti non si fermino proprio mai, spesso nemmeno per dormire, c’è sempre da fare, pensare, guardare, guidare, camminare, andare avanti. Non c’è spazio per la sosta, non c’è tempo per tirare il fiato. Si va. E basta. Continua a leggere