“Fare pochissimo.” (Paolo Onori)

fare pochissimoIn quarta di copertina c’è scritto, più o meno, che, tra una cosa e l’altra, con un po’ di pazienza, questo è un libro che si può leggere fino alla fine.

Altroché! Io alla fine ci sono arrivata senza nemmeno rendermi conto di essere arrivata alla fine, cioè, me ne sono resa conto, perché sul libro c’è scritto “FINE DEL LIBRO”, però quello che voglio dire è che ci sono arrivata in un battibaleno, non ho avuto bisogno di avere pazienza, perché mi sono divertita talmente tanto, che adesso mi viene da parlare così, un po’ come è scritto il libro, che, per essere il primo libro di questo Paolo Onori, nato a Parma nel 1963, che abita a Casalecchio di Reno, proprio come Paolo Nori, che è nato a Parma nel 1963 e abita anche lui a Casalecchio di Reno, ma non si conoscono nemmeno un po’, devo dire che è proprio un bel libro. Continua a leggere

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“La pizza per autodidatti.” (Cristiano Cavina)

cavina2Cristiano Cavina è uno che, se lo porti in macchina da Milano a Solonghello, non apre bocca, se ne sta zitto zitto seduto dietro, e ok, era mattino e si era alzato presto, però poi arriva a SPAM e, quando tocca a lui, inizia a raccontare la sua storia, la pizza, Casola, la famiglia, l’ITIS, la Dandini che lo scambia per un tecnico, e non si ferma più e tu staresti lì delle ore ad ascoltarlo e alla fine gli vuoi bene per sempre.  Continua a leggere

A come “Ancóra.” (o H come Hakan Günday)

ancora_webQuesto romanzo è un pugno allo stomaco, anzi, una serie di pugni allo stomaco, pagina dopo pagina, fino alla 489esima.

Siamo in Turchia, paese ponte tra l’Oriente e l’Occidente, da cui transita qualsiasi merce illegale, nel caso di questa storia parliamo di uomini, carne umana. Continua a leggere

B come “Bambini nel tempo.” (o R come Ricardo Menéndez Salmón)

bambini-nel-tempoL’impossibile sopravvivenza di una coppia alla morte del figlio; tutto ciò che ne rimane, la casa che è una giungla infestata di belve feroci, i silenzi che allontanano sempre di più, un simulacro di vita, fatta di giorni che si susseguono identici; e poi la rottura, che arriva vestita a festa, elegante e bella, e che lascia dietro di sé le macerie del crollo, la prima notte triste, che è la più lunga delle notti tristi ancora da vivere. Continua a leggere

D come “Dobbiamo trovarla”. (o L come Lisa Gardner)

dobbiamo-trovarla_webFlora è tornata. Dopo 472 giorni trascorsi rinchiusa in una cassa di legno di pino, in balia della violenza e della follia del suo sequestratore, Flora torna a casa. La trovano, la liberano, la riportano tra le braccia della madre.

Ma forse Flora non è tornata davvero. La Florence Dane che viveva prima della cassa non c’è più, ha lasciato spazio alla nuova Flora, quella che non ha chiuso i conti con i 472 giorni di prigionia, e che darà del filo da torcere alla detective D.D. Warren. Continua a leggere