L come “L’altra figlia.” (o A come Annie Ernaux)

ernauxScrivere una lettera a qualcuno che non la leggerà mai, come una terapia che scava profondamente nei sentimenti, nel non detto, nelle cose sofferte.

Scoprire a dieci anni di aver avuto una sorella, morta prima della propria nascita, a soli sei anni. Scoprire che era quella brava, scrutare le vite di un padre e di una madre che non dicono nulla, perché l’argomento è intoccabile, sentirsi quella arrivata dopo, quella che, se tutto questo non fosse successo, non sarebbe nemmeno  mai nata. Continua a leggere

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G come “Gilgi, una di noi.” (o I come Irmgard Keun)

gilgi“La tiene stretta nelle mani, Gilgi, la sua piccola vita. Il suo nome sarebbe Gisela, ma è così che si fa chiamare: Gilgi. Un nome con due i meglio si addice a gambe magre e fianchi da bambina, a  minuscoli cappellini alla moda che rimangono aggrappati in cima alla testa come per magia. Quando avrà venticinque anni, allora si farà chiamare Gisela. Per adesso non è il caso.”

Non ha tempo da perdere Gilgi, deve seguire la sua strada, lavorare, lavorare, correre, non sprecare nemmeno un minuto, fare esercizio, camminare, non perdersi in inutili chiacchiere, lavorare ancora, guadagnare il più possibile, risparmiare, mettere da parte tutto il denaro che le servirà per andare in Francia, in Spagna, e chissà altro dove. Continua a leggere

G come “Gli anni”. (o A come Annie Ernaux) #ibc16 n° 11

GLI ANNICome quando ti metti a sfogliare un album di vecchie fotografie, sistemate in perfetto ordine cronologico, con tonalità che vanno dal bianco e nero, all’ingiallito, allo sbiadito, a colori più vivaci man mano che ci si avvicina al presente, Annie Ernaux ci regala una splendida galleria autobiografica e, nello stesso tempo, collettiva di ciò che è stata la vita, la sua e quella del mondo intero, scandita da ricordi personali e rievocazioni storiche dei momenti più importanti, privati e sociali. Continua a leggere