V come “Viaggio al termine della notte” (o L come Louis-Ferdinand Céline)

Celine_Viaggio al termine.inddChe cosa si può dire di un libro del genere? Proprio non saprei da che parte cominciare. La prima cosa che mi viene in mente è “Ma come diavolo è che non l’ho letto prima d’ora?”. Navigando in internet qua e là, è diffusa la descrizione di questo romanzo come quello che, scandalizzando i più, si è imposto e si impone ancora oggi come la miglior rappresentazione del Novencento, un successo mondiale in bilico tra entusiasmi e contrasti feroci. Pare che lo scandalo sia proprio nella descrizione lucida e meticolosa, assolutamente cinica e pessimistica, del mondo, della società, delle persone, delle relazioni umane.

La trama è anche piuttosto semplice, presa esclusivamente come trama della storia. Le vicende del giovane Ferdinand Bardamu che, attraverso la Prima Guerra Mondiale, l’Africa Coloniale, l’America del dopoguerra e la professione medica a Parigi, nascondono rivelano, ripeto, con estrema e cinica lucidità, il sentimento della vita e la disperazione nei confronti di un secolo che ne ha viste e ne vedrà di cotte e di crude. E nella sospensione della notte, del tempo notturno, in cui tutto prende forme e suoni all’ennesima potenza, la cinica lucidità si fa ancora più forte e sempre più convinta che non ci sia alcuna speranza per l’umanità. Continua a leggere

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