L come “La Locanda dell’Ultima Solitudine.” (o A come Alessandro Barbaglia)


BARBAGLIAC’è la mia Liguria, in questo romanzo che è poesia. E c’è il lago d’Orta, che è nella giovinezza di mio papà. E a sentire leggere questa storia, con la voce dell’autore, un po’ di giorni fa, in diretta FaceBook dalla #scatolalilla, io mi sono quasi innamorata.

Perché a sentir narrare storie che raccontano di fiori da accordare, della menta che dice le bugie, di un paese che si chiama Bisogno, del vento, del mare, di una nave mancata che è nata Locanda, di un giardino dell’Eden a forma di spirale, dove crescono novantasette piante diverse, (quasi) tutte quelle citate nella Bibbia, di una cane che si chiama “Vieniqui” perché tende a sparire e se non lo sai chiamare proprio così mica torna, e di Libero che prenota una cena, proprio in quella Locanda, trovata sul fondo di un baule, per dieci anni dopo (sì, 10 anni!), con la speranza, ma anche la certezza di arrivarci con lei, quella della sua vita, quella che lui sta aspettando, perché a lui piace aspettare, e che avrà le labbra del colore del Nebbiolo, ecco, a sentir narrare tutte queste cose, a leggerle in queste pagine, si finisce per innamorarsi.

E allora innamoriamoci, e non diamo retta alla menta, è un’inguaribile bugiarda, non c’è mai stata una volta in cui abbia detto la verità, per questo va accordata tutti i giorni.

“E’ tutta in legno, la Locanda, alterna le pareti scure alle finestre piene di luce da cui entra sempre un po’ di vento. E’ fatta di poche stanze e una sola certezza: se sai arrivarci, facendo tutto quel sentiero buio che ci vuol poco a perdersi, quello è il posto più bello del mondo.”

“La storia che i fiori vadano accordati, invece, non è facilissima da spiegare. E’ più facile da credere, che da capire. Anche se Margherita cerca di spiegarla a Viola. – Vedi, Viola, i fiori vanno accordati, perché se no si scordano. E un fiore scordato è solo un ricordo appassito. La collina di Bisogno è piena di fiori scordati. Lo sai che a Bisogno si fa il vino, e lo sai che il vino si beve per dimenticare… – ci aveva riso su Margherita. – E così qui la gente beve vino e scorda i fiori, ed è per questo che ci siamo noi! Io e te. Perché se si scordano i fiori è un disastro! Poi, quando passa il vento sulla collina, si riempie delle voci scordate dei fiori e quelle arrivano in città, nelle città grandi, e ispirano pensieri scordati! Tutti fuori tono. Tutti brutti! E tutto va alla rovina. E’ per questo che noi accordiamo i fiori! Perché le persone vedendoli belli facciano pensieri belli!”

“E quando casa tua non è più tua, anche tu non sei più tu. E niente ti sembra più del colore giusto. Come se, in qualche modo, ci si fosse dipinti di incongruenze. Tipo quella di chiamarsi Libero e non capire, in fondo in fondo, se lo si è davvero.”

“Nove anni sono tante cose. Furono il tempo che ci volle a Libero per capire che aveva scelto la persona sbagliata. Ma a volte capire non basta. A volte ci vogliono dieci anni. E un treno. E allora, la fine del mondo, poi, arriva davvero.”

LA LOCANDA DELL’ULTIMA SOLITUDINE – ALESSANDRO BARBAGLIA

MONDADORI

PREZZO DI COPERTINA: € 17,00

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