V come “Vangelo Yankee”. (o N come Nicolò Gianelli)


VANGELO YANKEEE alla fine sono partita. Sono partita con Nicolò per questo viaggio che è stato lunghissimo, in termini di miglia percorse ed emozioni vissute, e brevissimo perché aveva ragione Angela, la sua mamma, quando mi ha detto che questo è un libro che, quando lo cominci, poi non lo molli fino alla fine. Anzi, fino all’inizio. Perché Vangelo Yankee è un viaggio che comincia dalla fine e forse è anche questo che ti spinge ad andare avanti, cioè, a tornare indietro, per scoprire cosa è successo prima, per arrivare a quel Kristof Katrakowsky Kazachenko che riempie queste pagine. Perché Vangelo Yankee NON E’ un diario di viaggio, ma pezzi di vita che si fondono l’uno nell’altro a costruire una storia unica nella quale i protagonisti (Nicolò e i suoi tre amici, con i quali ha davvero fatto questo viaggio) non sono più i protagonisti della storia stessa, ma fanno da sfondo ad un quadro in cui tutti i personaggi che incontri ad ogni capitolo diventano le vere figure principali. L’abilità di Nicolò di unire realtà e fantasia, il suo modo di scrivere e di raccontarti le cose, quest’America che non è America, che ce la sogniamo da una vita e pensiamo di sapere tutto solo per averla vista milioni di volte in televisione, questo tempo liquido che si dilata ad ogni pagina, fermandosi e scorrendo a seconda di ciò che stai vivendo, la sensazione di essere in quel posto, in quel momento, mentre lo stai leggendo. Tutte queste cose e molte altre che si fa fatica a spiegare, perché sono più nascoste nel cuore, fanno di Vangelo Yankee un libro dal quale risulta difficile staccarsi. L’ho finito ieri mattina, presto, intorno alle 6.00 e, da quel momento, ho già ripreso diverse pagine più volte, sono già tornata su alcuni passi, me li sono riletti, li ho sottolineati, ho proclamato a voce alta alcune frasi. Continuo a sfogliarlo, a riprendere gli incipit e le chiusure di ogni capitolo e, cosa che mi piace molto, ad ascoltare la musica che fa da colonna sonora a questa storia. Questa è una cosa che amo: i libri con una colonna sonora. Va da sé che è già in costruzione una soundtrack da portare sempre con me dallo stereo di queste pagine indimenticabili. Sapevo che questo viaggio mi avrebbe riempito il cuore, sapevo che sarei partita in un modo e sarei arrivata all’ultima pagina totalmente cambiata. È così. Un pezzetto di Nicolò si è aggiunto al mio bagaglio. Un Nicolò che, come ho già detto, non potrò mai incontrare veramente, ma che mi sembra di conoscere da una vita. Un Nicolò che rimarrà qui per sempre, tra un saloon, un albergo e un cactus nel deserto, con una voce che non sarà mai silenzio.

“Poi parlò a bassa voce nella sua testa: – Tutto quello che resta di me è solo un nome. – Aveva ragione. Perché molte storie partono e finiscono con un nome, compresa questa. Kristof Katrakowsky Kazachenko era soltanto un nome. Il nome da dare a tutto ciò che non ho visto. E questo nome non si toglie, sono anni che non viene via non verrà mai via non c’è modo, non c’è alcun cazzo di modo.”

[Dallo stereo dell’Orca:

Dead Kennedys –  California Über Alles

VANGELO YANKEE – NICOLO’ GIANELLI

‘ROUND MIDNIGHT EDIZIONI

PREZZO DI COPERTINA: € 9,00

Se siete e Milano lo trovate nella #scatolalilla. Altrimenti, lo trovate qui.

P.s. voglio raccontare un aneddoto: ad un certo punto, nel libro, siamo a Chicago e ci troviamo di fronte al “the bean”, il fagiolo, il Cloud Gate, una scultura enorme, la cui forma ricorda, appunto, un fagiolo, un monumento che ha raggiunto un’enorme popolarità. Insomma, nel libro ci troviamo di fronte al fagiolo. Pausa. Ricevo una notifica su Instagram. Apro Instagram, leggo il messaggio e, già che ci sono, dò una scorsa all’home page. Sgrano gli occhi e non ci posso credere…..mio cugino, attualmente in viaggio in America, aveva appena pubblicato una foto di “quel fagiolo” e, subito dopo, un’altra foto con il cartello del “begin” della Route 66. Non ci credo…..una di quelle coincidenze che poi mi ci ritrovo a pensarci su per giorni e giorni. Allora gli scrivo “Tony! State facendo il coast to coast?” “Sì, stiamo partendo adesso da Chicago in linea Route 66”. Gli spiego cosa sta succedendo a me e chiudo dicendogli “Allora facciamo che quando ci vedremo tu mi racconterai tutto e io ti regalerò questo libro e ti racconterò di Nicolò”. E adesso io veramente non vedo l’ora di vedere mio cugino (che spero mi perdonerà per avergli rubato queste due foto!), di regalargli Vangelo Yankee, di ascoltare la sua storia e di raccontargli questa. Non vedo l’ora!

CLOUD GATE

ROUTE 66

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