A come “Accabadora”. (o M come Michela Murgia)


AccabadoraMaria Listru è la figlia minore di Anna Teresa Listru, la quarta, quella non desiderata, capitata per caso, l’ultimo pensiero di una famiglia che già ne aveva troppi, soprattutto dopo la morte precoce del padre. La madre, da sola, fatica a far campare le quattro figlie e quando Tzia Bonaria Urrai le propone di prendere Maria a fill’e anima, non ci pensa su nemmeno un momento e accetta immediatamente di liberarsi di quell’”errore dopo tre cose giuste”.

Tzia Bonaria Urrai, rimasta vedova in giovane età, trascorre una vita in completa solitudine, sotto gli occhi rispettosi e timorosi di un piccolo paese in cui vige la regola del silenzio e suddivide le proprie azioni in cose che si fanno e cose che non si fanno.

La vita di Maria cambia in men che non si dica. Nel giro di poche ore si trova ad avere una camera da letto tutta sua, nuovi spazi a disposizione e una “madre” che si prende davvero cura di lei. Con Tzia Bonaria, Maria impara a cucire e a prendersi cura della casa, impara a ricevere abbracci calorosi e sguardi intransigenti che valgono più di mille spiegazioni, impara quali sono le conseguenze di una bugia e, soprattutto, impara che ci sono cose delle quali non bisogna chiedere nulla, come le uscite notturne di Tzia Bonaria, fughe furtive e silenziose precedute sempre da un lieve bussare alla porta di casa.

Maria accetta questo segreto e quasi se ne dimentica, fino a quando, ormai adulta, scopre una verità che è troppo grande da sopportare: Tzia Bonaria Urrai è l’Accabadora del paese, colei che finisce, colei che pone fine alle sofferenze perpetrate da un’agonia che sembra non concludersi mai, tramite una sorta di eutanasia richiesta direttamente dai familiari del malato o dal malato stesso. E’ l’ultima madre, l’ultimo volto amorevole che appare agli occhi del moribondo nell’attimo che precede l’esalazione dell’ultimo respiro.

Nessuna spiegazione servirà a Maria per farle cambiare idea e l’unica cosa che le rimane da fare è quella di andarsene, di allontanarsi per sempre da Bonaria Urrai, da Soreni, da quella Sardegna aspra e silenziosa che nulla ha più da darle.

“Non dire mai: di quest’acqua io non ne bevo. Potresti trovarti nella tinozza senza manco sapere come ci sei entrata”. Sono le ultime parole che Tzia Bonaria rivolge a Maria prima che le loro strade si dividano.

E Maria non le capirà fino al giorno in cui, richiamata al paese da una lettera della sorella, si troverà ad accudire una Tzia Bonaria ormai morente.

Bello. Bello da non riuscire a spiegarlo. E duro. Triste, crudele, dolce e amorevole. Scritto magnificamente. Magnetico e malinconico. L’ho chiuso con la voglia di ricominciarlo subito da capo.

ACCABADORA – MICHELA MURGIA

EDIZIONI EINAUDI

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

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2 thoughts on “A come “Accabadora”. (o M come Michela Murgia)

  1. Ste…i libri recensiti da te mi attirano sempre…la lista, ormai, si sta allungando considerevolmente…posso solo dirti grazie per il tempo, la passione e l’impegno che ci metti!

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