C come “Carne viva”. (o M come Merritt Tierce)


CARNEE’ talmente viva, nuda, scorticata e dolorante, la carne di Carne Viva, che te la senti addosso, ti brucia sulla pelle, centimetro dopo centimetro. Senti il dolore delle ferite, dentro e fuori, la senti marchiata a fuoco, senti l’odore della stanchezza, la sensazione di inadeguatezza, senti la “botta” salire e scendere. Senti in bocca il sapore di una vita vissuta al limite tra l’eccesso di scrupolo, il tentativo quasi maniacale di tenere sotto controllo ciò che è fuori e il totale sfascio di sé, quella certezza di essere talmente fuori posto da doversi autodistruggere a tutti i costi.

Ed è talmente lucida, Marie, nel raccontare di sé, talmente fredda e distaccata, che tutto il resto, tutti gli altri personaggi che le ruotano attorno sono solo ombre, sono solo mezzi per mettere ancora più in risalto l’essenza di una donna che lascia segni indelebili come quelli che si procura bruciandosi volontariamente con la lama infuocata di un coltello da cucina, perché provare dolore al di fuori è modo per uccidere il dolore che hai dentro.

Ha poco più di vent’anni, Marie, fa la cameriera, la fa bene, in maniera scrupolosa ed efficiente. Ha una figlia, ma è una madre inadatta, che decide di distruggersi, amando se stessa meno di zero. Ed è talmente diretta e viscerale, nel raccontare di sé, che ciò che ti arriva è come uno schiaffo a mano aperta in pieno volto.

“Tu sei forte. Mio padre ti chiama Scarponcino, perché quando cadi non piangi mai. A quattro anni sai già leggere e ti chiedo di aiutarmi a imparare i vari tagli della mucca. Hai la esse blesa e continuo a ordinarti di dire scamone soltanto per il gusto di sentirtela pronunciare. Ma quando ti addormenti vado in bagno e pippo strisce di coca da sopra lo schema dei tagli di carne. Leggo spiegazioni sulla differenza fra Kobe e Wagyu e mi senti piena della bellezza del tuo piccolo essere. Solo a immaginarlo – tutto quello che sei – il copro mi freme e vibra come l’aria dentro una chitarra. Sto tremando dal freddo. Mi infilo a letto con te. Ti piace stare a casa mia perché ti faccio dormire nel letto con me. Sei tutta calda  ma io non smetto di tremare. Provo un senso di beatitudine che mi manda al settimo cielo – ti adoro – poi un senso di orrido risentimento che mi trascina giù: sono un mucchio di merda che cade all’infinito in un pozzo buio, sono l’odio che ha scagliato via quella merda e la paura dentro la merda scagliata via. Basta che salti un punto nelle cuciture del cervello e alto e basso diventano la stessa cosa. Non mi accorgo di averlo detto ad alta voce finché non ti volti a guardarmi. Mamma, dici, che c’è? Ti leggo in faccia la più profonda empatia e la bocca ti si piega all’ingiù. Mi rendo conto che in questo momento della tua vita non sta succedendo nient’altro. Sei qui con tua madre che piange, e quindi piangi anche tu.”

CARNE VIVA – MERRITT TIERCE

EDIZIONI: SUR – COLLANA BIGSUR

TRADUZIONE DI Martina Testa

PREZZO DI COPERTINA: € 16,50

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