D come “Dio taglia 60” (o G come Gianluca Merola)


merolaStanotte non ho dormito niente. Ormai è un’abitudine. Tenevo stretto questo libro tra le mani. L’ho letto, riletto e riletto innumerevoli volte.

Mi sono addormentata, e poi svegliata, riaddormentata e svegliata di nuovo, a ripetizione. Un ciclo continuo pieno zeppo di sogni bui e incasinati, non me ne ricordo uno.

Aspettavo questo libro da giorni, lo aspettavo come una madre aspetta che un figlio ritorni sano e salvo dalla guerra, sporgendosi continuamente sull’uscio di casa, nella speranza di intravedere da lontano la sagoma della sua carne. E finalmente è arrivato. La sensazione di tenere fra le mani una cosa per la quale, anche solo un po’, sai cosa è successo prima, è pazzesca. E degna di un bel pianto.

Io sono una persona molto fortunata. Ho conosciuto Gianluca più o meno un anno fa, sul web, non di persona. Non ci siamo mai incontrati e, forse, mai ci incontreremo, ché io sto a Merdor e lui a Sandamaria, ma, in un anno, tra frasi, battute, pacche sulle spalle, lacrime asciugate, canzoni e libri, qualcosa si è costruito, qualcosa continua a costruirsi, ci si osserva da lontano, ci si scruta e ci si annusa, piano piano, si aprono le mani, si lascia spazio alla fiducia, si accorciano le distanze. “Sapere che c’è qualcuno, dall’altra parte del vetro, aiuta”, così mi ha detto un giorno.

E quindi, niente, alla fine questo libro è uscito. E ne sono così orgogliosa. Sono così fiera di lui, così tanto che forse lui nemmeno se lo immagina. Gianluca dovrebbe fare solo questo, scrivere, fumare milioni di sigarette, scrivere, scrivere ed essere felice.

Un anno fa, la prima volta che gli scrissi, gli dissi proprio così “mi piace come scrivi, le tue parole ammazzano”. Mica ho cambiato idea. Le sue parole ammazzano. Gianluca non gira intorno alle cose, non te le fa capire da lontano, è una forza dirompente, affonda la lama con un colpo secco, e ti lascia lì, con una lancia nel costato, con un taglio netto e verticale dal cuore alla pancia e un dolore che senti sulla pelle e che non vorresti sparisse mai. Quando leggo le sue cose mi ritrovo sempre a dover ricominciare da capo, la prima volta è voracità, la seconda è un affondo e la terza è l’assorbimento, l’elaborazione e la permanenza sulla pelle.

La prefazione è di Alessandra Amitrano. Quella Alessandra Amitrano che ho amato per la prima volta leggendo un Broken Barbie che mi è rimasto appiccicato addosso per sempre. Non poteva essere altrimenti, solo lei poteva aprire questo libro in un modo che è, inevitabilmente, perfetto.

L’editore è Ad Est Dell’Equatore. Il libro lo trovate in libreria. E se non lo trovate lo potete ordinare. E se non lo ordinate non lo potete leggere. E se non lo leggete non sapete cosa vi perdete.

“Tutti i rapporti evolvono. Il nostro era evoluto verso l’odio reciproco. Con l’Aglianico in circolo, a rincorrere molecole di metamfetamina, c’era poco da ragionare.”

Gianluca Merola, Dio taglia 60 – [solo formiche]
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