13 come “(Le) 13 cose” (o A come Alessandro Turati)


13Ho incontrato Alessandro lo scorso 18 maggio, al Salone Internazionale del Libro di Torino.

Prima non lo avevo mai visto, come dire, vis-a-vis. Ci siamo conosciuti circa un anno fa, via web, tramite il solito facebook. Dopo aver letto il suo libro e averne scritto due righe qua, tramite l’editore, un post e un commento, insomma nelle maniera un po’ comunemente diffusa ormai, siamo diventati “amici”. Questi fantomatici amici di social network che uno non sa mai come classificare veramente. Amici forse è una parola troppo grande, non so nemmeno chi sei, conoscenti è forse una parola troppo fredda, per non parlare del termine “contatto”, odioso.

Comunque, come capita sui social network, ci si scambia due battute ogni tanto, un like di qua, un commento di là, una chiacchierata saltuaria scaturita da un argomento a caso e quindi, quindi niente, se andiamo al Salone ci incontriamo, ok? Ok.

Alessandro è un tipo veramente strano, pubblica su fb degli status deliranti, apparentemente senza senso, ma, dopo circa un annetto, a volte qualcosa riesco a capire, dietro quei deliri.

Alessandro è uno che pubblica status deliranti su fb e che, se gli gira, cambia idea e li cancella. Tutti.

Poi, ogni tanto sparisce, poi ritorna.

A distanza di un anno, posso ancora dire che “Le 13 cose” è uno dei libri più belli che io abbia letto negli ultimi 12 mesi.

Se ne sono dette tante, su questo libro, c’è chi lo ha decantato dopo averlo apprezzato, come me, e chi, invece lo ha distrutto, come molti altri.

A me piace molto come scrive. “Le 13 cose” è un libro che ho voglia di rileggere, un libro che non ti annoia, un libro che ti fa tanto ridere quanto piangere, che non ha un inizio e non ha una fine, intesi come punto di partenza e punto di arrivo, è un continuo susseguirsi di eventi interni ed esterni che compongono un intero mondo che si srotolerà tra le vostre mani e vi trasporterà in dimensioni parallele. Come ho già detto altrove, è difficile da raccontare e, proprio con Alessandro, una volta abbiamo parlato del fatto se sia giusto o meno raccontare di un libro letto, di un libro che è piaciuto, perché probabilmente non si riuscirà mai a trasmettere quello che si prova mentre lo si legge o quando si chiude l’ultima pagina e lo si  mette via.

Lo trovate qui.

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