A come “(L’) Analfabeta” (o A come Agota Kristof)


L'ANALFABETAIn undici capitoli, racchiusi in poco piu’ di 50 pagine, c’è tutto l’essenziale che la Kristof poteva raccontarci della sua vita e di ciò che la scrittura ha fatto nella e della sua vita.

Undici piccoli capitoli, la sua infanzia, l’amore sfrenato per la lettura, il fatto che già a quattro anni sapesse leggere, l’infanzia felice con la sua famiglia, la guerra, la povertà, la solitudine in un collegio dal quale voleva assolutamente scappare, pezzi di storia, come la morte di Stalin, il dopoguerra,  l’amore per la lingua materna, la fuga in Austria, l’emigrazione a Losanna, in una terra sconosciuta, che la pone di fronte ad una lingua sconosciuta, nemica, e la fa diventare, ormai adulta, un’analfabeta, una che deve ricominciare da capo, perché nulla, di ciò che c’era prima, esiste piu’. E della scrittura, come unica cosa che potesse tenerla in vita. E la sfida per doverlo fare in una lingua che non è la sua.  

Poche pagine, tutto quello che serve. Un messaggio netto e chiaro, senza eccedenze e cose inutili.

Un capolavoro.

Leggo. E’ come una malattia. Leggo tutto ciò che mi capita sottomano, sotto gli occhi: giornali, libri di testo, manifesti, pezzi di carta trovati per strada, ricette di cucina, libri per bambini. Tutto ciò che è a caratteri di stampa. Ho quattro anni, la guerra è appena cominciata.”

“La voglia di scrivere verrà piu’ tardi, quando si sarà rotto il filo d’argento dell’infanzia, quando verranno giorni cattivi, e arriveranno gli anni che potrei definire NON AMATI. Quando, separata dai miei genitori, entrerò in collegio in una città sconosciuta, dove, per sopportare il dolore della separazione, non mi resterà che una soluzione: scrivere.”

“Parlo il francese da piu’ di trent’anni, lo scrivo da vent’anni, ma ancora non lo conosco. Non riesco a parlarlo senza errori, e non so scriverlo che con l’aiuto di un dizionario da consultare di frequente. E’ per questa ragione che definisco anche la lingua francese una lingua nemica. Ma ce n’è un’altra, di ragione, ed è la piu’ grave: questa lingua sta uccidendo la mia lingua materna.”

“Prima di tutto, naturalmente, bisogna scrivere. Dopo di che bisogna continuare a scrivere. Anche quando si ha l’impressione che non interesserà mai a nessuno. Anche quando i manoscritti si accumulano nei cassetti e li si dimentica, pur continuando a scriverne altri.”

“Si diventa scrittori scrivendo con pazienza e ostinazione, senza mai perdere la fiducia in quello che si scrive.”

“Questa lingua, il francese, non l’ho scelta io. Mi è stata imposta dal caso, dalle circostanze. So che non riuscirò mai a scrivere come scrivono gli scrittori francesi di nascita. Ma scriverò come meglio potrò. E’ una sfida. La sfida di un’analfabeta.”

L’ANALFABETA (Racconto autobiografico) – AGOTA KRISTOF

CASAGRANDE 

PREZZO: € 12,00

IN COPERTINA: Henri Rousseau, L’enfant à la poupée

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