L come “Le cose che esistono.” (o S come Salvatore Azzarello)

le-cose-che-esistonoLa Sicilia, quest’isola antica ed eterna, che a raccontarla non si finisce mai, che cambia e rimane sempre la stessa, che brucia sotto il sole rovente e accoglie come le braccia di una madre. La Sicilia, questo posto da dove si va via, e non la si trova più da nessuna parte. Questo posto, dove si vuol tornare, ma poi il dolore si trasforma in altro, i ricordi confondono, il tempo si prende le cose. Continua a leggere

Annunci

S come “Shaboo.” (o G come Gianluca Ferraris)

SHABOOA Milano, la Presunta Metropoli, stretta nella morsa del caldo estivo, il giornalista free lance, un po’ tossico e piuttosto incasinato, Gabriele Sarfatti è  alle prese con un’altra indagine: una nuova droga è arrivata in città, costa poco ed è molto pericolosa, lascia diverse vittime dietro di sé e nemmeno chi la spaccia si sente al sicuro. Continua a leggere

L come “La ferrovia sotterranea.” (o C come Colson Whitehead)

COLSONAttraverso una rete clandestina, costruita nel corso degli anni dalle braccia coraggiose degli antischiavisti, decisi a strappare sempre più vittime dalle mani violente dei proprietari delle piantagioni del sud, si diramano le speranze di coloro che corrono il rischio e scelgono di rincorrere la libertà, anche solo per poche ore, o pochi giorni, con la consapevolezza che la cattura dei fuggiaschi segnerà un destino ancora più crudele di quello già scritto. Continua a leggere

I come “Il mare dove non si tocca.” (o F come Fabio Genovesi)

GENOVESIFabio, sei anni, è l’unico bambino della famiglia Mancini. Ha due genitori, come tutti gli altri, una nonna, e tanti nonni, perché il suo nonno Arolando, che purtroppo non c’è più, aveva tanti fratelli, uomini invecchiati soli e anche po’ matti, che lo crescono come se fossero i suoi nonni, anche se lui, dopo il primo giorno di scuola, dopo aver scoperto che al mondo esistevano anche bambini come lui, della sua età, che però di nonni ne avevano al massimo tre o quattro, tornando a casa dice loro che d’ora in poi li chiamerà zii, ma loro, figuriamoci… Continua a leggere

J come “Just kids.” (o P come Patti Smith)

just kidsSiamo a Coney Island, sono gli anni ’70 e, sulla Promenade, ci sono due ragazzi che passeggiano, vestiti in un modo un po’ eccentrico, non sono famosi, ma lo diventeranno perché sono speciali, perché siamo a New York, sono, appunto, gli anni ’70 e l’arte, qualunque forma d’arte, era qualcosa che davvero poteva accadere, che permeava la vita, alla quale si poteva dare tutto e che ti poteva dare tutto. Insomma, ci sono questi due ragazzi che passeggiano e ci sono anche due turisti, passeggiano anche loro sulla Promenade, sono un po’ avanti con l’età e hanno una macchina fotografica in mano, di quelle che facevano uscire le foto subito dopo averle scattate, e vedono questi due ragazzi, pensano che siano famosi e chiedono di poter fare una foto, ma, mentre stanno per scattare, la signora esclama “Oh, no! They’re just kids!”, sono solo dei ragazzi. Quei due ragazzi erano Patti Smith e Robert Mupplethorpe e famosi lo sarebbero diventati eccome. Continua a leggere